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One Piece Card Game: riconoscimento facciale contro lo scalping

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One Piece Card Game: per fermare i bagarini arriva il riconoscimento facciale (ed è subito polemica)

Avreste mai pensato che per acquistare un mazzo di carte di Monkey D. Rufy sareste dovuti passare attraverso uno scanner biometrico? Benvenuti nel folle mondo del collezionismo moderno, dove la caccia alle carte da gioco ha raggiunto livelli degni di un romanzo di fantascienza distopica. Per mettere un freno al dilagante fenomeno dei bagarini — gli ormai tristemente noti scalper — Bandai Namco ha deciso di calare l’asso nella manica, annunciando l’introduzione di un sistema di riconoscimento facciale nei propri negozi ufficiali dedicati al One Piece Card Game.

Sì, avete capito bene: niente più trucchi, identità multiple o travestimenti per accaparrarsi i box in edizione limitata. Ma la mossa, come era prevedibile, sta già facendo discutere gli appassionati di tutto il mondo, spaccati tra chi benedice la fine del bagarinaggio e chi inizia a sentirsi un po’ troppo osservato.

Sulle orme di Pokémon: la guerra del cartoncino si fa dura

Chi segue il mercato delle carte da collezione sa perfettamente che la situazione è fuori controllo da anni. Il precedente illustre è ovviamente quello di Pokémon, che in Giappone ha già sperimentato di tutto per proteggere i veri giocatori: dalle lotterie digitali all’obbligo di mostrare i documenti d’identità al momento della cassa, fino alla drastica decisione di strappare la pellicola protettiva dei box direttamente in negozio per azzerarne il valore di rivendita sul mercato secondario.

Ora, il gioco di carte di One Piece decide di seguire la stessa strada, alzando persino la posta in gioco. L’idea di Bandai Namco è semplice ma drastica: scansionare il volto degli acquirenti per creare un registro unico. In questo modo, una persona non potrà presentarsi più volte nello stesso giorno (o in punti vendita diversi della stessa catena) per prosciugare le scorte destinate agli altri clienti.

Privacy contro collezionismo: le reazioni della community

Se da un lato la misura risponde a una reale disperazione dei fan — stanchi di vedere i prodotti esauriti in tre secondi netti per poi ritrovarli su internet a prezzi quadruplicati —, dall’altro solleva non pochi dubbi etici e di gestione dei dati. Cederei mai i miei dati biometrici a un negozio solo per comprare una carta olografica di Shanks il Rosso?

La risposta della community non si è fatta attendere e oscilla tra l’ironico e l’indignato. C’è chi sottolinea come l’acquisto di carte collezionabili stia diventando più burocratico e controllato di un imbarco in aeroporto, e chi teme per la gestione della propria privacy. Dopotutto, affidare la scansione del proprio volto a un database commerciale è un passo importante, per quanto le intenzioni dichiarate siano nobili.

Basterà la tecnologia a fermare lo scalping?

La vera domanda è se questo sistema riuscirà davvero a risolvere il problema alla radice. I bagarini hanno dimostrato nel tempo un’ingegnosità degna di miglior causa, trovando falle in qualsiasi sistema di controllo analogico o digitale. Se il riconoscimento facciale impedirà gli acquisti multipli di persona, il rischio è che il fenomeno si sposti ancora di più sul mercato online o attraverso reti di “prestanome” pagati per farsi scansionare il viso.

Resta il fatto che la mossa di Bandai Namco segna un punto di non ritorno per l’industria del collezionismo. Vedere misure di sicurezza da aeroporto applicate all’acquisto di semplici carte da gioco fa sorridere, ma testimonia quanto questo mercato sia diventato gigantesco, milionario e spietato.

Se l’esperimento con il riconoscimento facciale darà i risultati sperati, è molto probabile che anche altri giganti del settore decidano di seguire a ruota. Nel frattempo, ai veri appassionati non resta che prepararsi a fare un bel sorriso alla fotocamera prima di andare alla cassa, sperando che almeno la fortuna nel trovare le carte rare rimanga una questione di cieca sorte e non di algoritmi.

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