Marvel’s Wolverine e la doccia fredda: quando persino l’adamantio scivola su Metacritic
Eravamo tutti pronti ad affilare gli artigli. Marvel’s Wolverine era senza dubbio uno dei titoli più attesi dell’era PlayStation 5, il progetto che avrebbe dovuto consacrare definitivamente Insomniac Games nell’Olimpo degli sviluppatori intoccabili. E invece, all’uscita delle prime recensioni della critica, qualcosa è andato di traverso. Non parliamo di un disastro epocale, sia chiaro, ma il punteggio di 77 su Metacritic ha il sapore amaro di un’occasione sprecata, specialmente per gli standard stellari a cui ci aveva abituato lo studio.
I numeri della discordia: il peggior risultato da dieci anni
Sia detto chiaramente: un 77 resta una valutazione più che discreta, un “buon gioco” in qualsiasi contesto normale. Ma nel mondo dei PlayStation Studios, e soprattutto in casa Insomniac, le aspettative sono tarate verso l’alto. Per la software house americana si tratta del voto più basso raccolto negli ultimi dieci anni, un risultato che interrompe una striscia di successi clamorosi. Produzioni come le due avventure dedicate a Spider-Man o il meraviglioso Ratchet & Clank: Rift Apart avevano abituato il pubblico a numeri ben superiori, sfondando con disinvoltura la soglia dell’85 e sfiorando più volte quota 90. Ritrovarsi oggi a commentare un 77 fa un certo effetto, soprattutto se si considera che nell’attuale generazione PS5 le produzioni dei PlayStation Studios hanno quasi sempre rappresentato l’eccellenza del settore.
Cosa non ha convinto la critica?
Analizzando le valutazioni della stampa specializzata, emergono alcuni elementi problematici che raramente avevamo associato alle produzioni dello studio. Se da un lato il sistema di combattimento viene promosso per la sua spettacolarità e per la violenza viscerale – assolutamente fedele al personaggio di Logan –, dall’altro vengono sottolineati limiti piuttosto evidenti nella struttura di gioco.
Tra le critiche più ricorrenti spiccano:
- Un ritmo altalenante: alternanza non sempre riuscita tra sezioni d’azione pura e momenti esplorativi meno ispirati.
- Design delle missioni tradizionale: una formula di gioco che in diversi frangenti appare legata a schemi del passato, senza particolari intuizioni di gameplay.
- Una narrazione al piccolo trotto: la storia fatica a ingranare davvero e non riesce a regalare quei colpi di scena memorabili a cui il pubblico si era abituato.
Il cambio di registro verso toni più cupi e maturi, insomma, sembra aver sacrificato parte di quella brillantezza e di quella fluidità che avevano reso indimenticabili le avventure tra i grattacieli di New York. Il risultato finale è un titolo indubbiamente solido, ma che pecca di stanchezza strutturale proprio dove ci si aspettava un salto di qualità.
Un passo falso da contestualizzare
Rientrare nella lista dei titoli meno premiati del catalogo PS5 di Sony non equivale a un fallimento totale, ma rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare. In un’epoca in cui i costi di sviluppo per i tripla A hanno raggiunto cifre astronomiche, persino le software house più blasonate possono incappare in un progetto meno incisivo del previsto.
Marvel’s Wolverine rimane comunque un’esperienza consigliata agli appassionati del mutante canadese e a chi cerca un action cupo e diretto. Gli artigli affilati ci sono tutti, la brutalità anche; è mancata soltanto quella scintilla di genio capace di trasformare un buon videogioco nel capolavoro definitivo che la community attendeva.



