Il super parco a tema Dragon Ball in Francia rischia il flop: manca la cosa più importante (i diritti)
La Francia ha da sempre un’ossessione bellissima per i manga e gli anime. Se c’è un posto in Europa dove un parco divertimenti dedicato a Goku e compagni avrebbe un successo clamoroso, è proprio la terra di baguette e croissant. Peccato solo che chi ha annunciato in grande stile un maestoso progetto a tema Dragon Ball si sia dimenticato di fare una telefonata fondamentale: quella ai proprietari dei diritti d’autore.
La notizia dell’ambizioso parco transalpino aveva fatto il giro del web alla velocità del teletrasporto. L’idea di un parco immersivo, con attrazioni mozzafiato, la ricostruzione della Kame House e magari una statua gigante del drago Shenron pronta a dominare lo skyline, aveva fatto impazzire gli appassionati. I fan stavano già preparando i portafogli e sognando di lanciare una Onda Energetica sulle montagne russe. Poi, però, è arrivata la realtà.
Una Sfera Genkidama dritta dall’ufficio legale
La doccia fredda è stata di quelle memorabili: è emerso che l’intero progetto è stato presentato in totale assenza delle necessarie autorizzazioni da parte dei detentori del marchio originale. In parole povere, nessuno si è preso la briga di chiedere il permesso a colossi come Shueisha, Toei Animation o Bird Studio, lo storico studio fondato dal maestro Akira Toriyama.
Un errore da principianti che rischia di trasformare un sogno milionario in una farsa. Presentare al pubblico un’opera di queste dimensioni prima ancora di aver chiuso la trattativa per i diritti di proprietà intellettuale equivale a sfidare Freezer al massimo della forma senza saper neanche volare. Non esattamente la strategia migliore.
La gestione di un brand globale di questa portata è rigidissima. Le licenze costano cifre da capogiro e richiedono approvazioni capillari su ogni singolo dettaglio, dal merchandising al design del più piccolo dei gadget. Mentre in altre parti del mondo le iniziative ufficiali procedono con tutti i crismi istituzionali e con il benestare dei legittimi proprietari, il progetto francese ha provato a fare il salto di qualità senza la rete di protezione.
Gli avvocati battono i Saiyan: e adesso?
Resta da capire come sia stata possibile una svista del genere. Molto spesso, dietro annunci prematuri si nasconde la speranza di creare visibilità mediatica per attirare investitori, sperando poi di sedersi al tavolo delle trattative con maggior potere contrattuale. Il problema è che i colossi dell’intrattenimento giapponese non amano essere messi di fronte al fatto compiuto, specialmente quando si parla dei loro marchi più redditizi.
Ora i promotori si trovano davanti a un bivio drammatico: tentare un accordo in extremis accettando condizioni economiche verosimilmente durissime, oppure cancellare tutto e fare un passo indietro, magari ripiegando su un parco a tema genericamente dedicato all’animazione senza alcun riferimento diretto ai personaggi di spicco.
Per il momento, insomma, i fan europei che già pregustavano un viaggio da incubo sulla Nuvola Speedy dovranno pazientare ancora. La morale della favola è fin troppo chiara: puoi anche essere il guerriero più forte dell’universo, ma contro la squadra di avvocati di un gigante dei diritti d’autore non c’è trasformazione in Super Saiyan che tenga.






