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Dragon Age poteva seguire la strada di Baldur’s Gate 3: il retroscena sulla saga BioWare

Dragon Age poteva seguire la strada di Baldur's Gate 3: il retroscena sulla saga BioWare

Il grande successo di Baldur’s Gate 3 ha riacceso il dibattito sul futuro dei giochi di ruolo di stampo classico e su come le storiche saghe fantasy del passato abbiano evoluto le proprie meccaniche nel corso degli anni. Tra queste, la serie di Dragon Age avrebbe potuto prendere una piega molto simile a quella dell’opera firmata da Larian Studios, ma la dirigenza di BioWare e l’evoluzione interna dello studio hanno spinto il franchise verso una direzione completamente differente.

L’analisi arriva direttamente da Mark Darrah, figura chiave ed ex produttore esecutivo della saga, che ha riflettuto sul percorso intrapreso dal marchio fin dal suo debutto. Secondo Darrah, le premesse gettate nel 2009 con Dragon Age: Origins costituivano l’ossatura perfetta per continuare a sviluppare un GDR tattico, profondo e fortemente ancorato alle radici dei giochi di ruolo isometrici.

Dalle radici tattiche di Origins alle virate verso l’azione

Al momento del lancio del primo capitolo, BioWare aveva creato un erede spirituale dei classici giochi di ruolo su licenza Dungeons & Dragons. Il sistema di combattimento con pausa tattica, la visuale dall’alto gestibile su PC e la forte componente strategica nelle decisioni rappresentavano il valore fondante della produzione.

Tuttavia, con il successivo Dragon Age II e poi con Dragon Age: Inquisition, lo studio ha scelto progressivamente di orientarsi verso dinamiche più orientate all’azione, cercando di intercettare un pubblico più ampio e di adattare il gameplay ai controller per console. Questa transizione ha finito per allontanare la saga dalla formula originale, impedendo l’evoluzione di quell’impostazione pura che anni dopo avrebbe decretato il trionfo globale di Baldur’s Gate 3.

Le ragioni dietro il cambio di rotta di BioWare

La decisione di cambiare rotta non è stata causata da un singolo fattore, ma da una combinazione di pressioni di mercato, tempi di sviluppo e visione interna. Negli anni successivi al 2009, la percezione dell’industria videoludica vedeva i giochi di ruolo a turni o fortemente tattici come un genere di nicchia, poco adatto ai grandi budget delle produzioni di fascia alta.

BioWare ha quindi preferito investire su spettacolarizzazione, combattimento in tempo reale e narrazione cinematografica. Una scelta che ha portato a grandi riscontri di pubblico in diversi momenti della serie, ma che ha anche lasciato scoperto quello spazio di mercato che Larian Studios è riuscita a conquistare dimostrando il potenziale inespresso dei GDR complessi e profondi.

Con il recente capitolo Dragon Age: The Veilguard, la trasformazione verso l’Action RPG si è consolidata in maniera ancora più netta, confermando come lo studio abbia ormai scelto una strada ben distinta rispetto alla tradizione del genere.

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